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Riflessione (lunga) sul conflitto Maliano

Il conflitto in Mali, vuoi per il periodo nel quale è scoppiato, vuoi per la tipica tendenza giornalistica italiana a snobbare i temi di politica estera, sta, per così dire, strisciando al di sotto del dibattito pubblico nazionale.
Il governo italiano dopo un iniziale, un poco inquietante silenzio, ha deciso di contribuire con l’invio di alcuni addestratori militari, e un generico “supporto logistico”, che nelle ultime ore sembrerebbe includere anche l’impiego di alcuni droni militari. Questo, senza coinvolgere il parlamento italiano e approfittando di fatto dell’inattività pre-elettorale.
Ma partiamo dal principio: La Francia interviene militarmente in Mali l’11 Gennaio, in seguito ad una richiesta del governo Maliano. La stessa Francia che nel 2011 inaugurò l’intervento militare internazionale in Libia.
Anche se il Presidente della Repubblica è mutato, da Sarkozy ad Hollande, non paiono mutati gli indirizzi in politica estera della Francia, intenzionata a giocare una politica “di potenza”, aggressiva, in particolare nella regione nord-africana del Maghreb e del Sahel: una politica si può ipotizzare mossa da molteplici interessi, ovvero
(1) mantenere dei rapporti economico-commerciali privilegiati con i paesi della regione, in buona parte proprie ex-colonie (la ei fu Africa Occidentale Francese, ovvero Mauritania, Niger, lo stesso Mali, l’Algeria, ma anche Senegal, Ciad e Burkina-faso, tutti paesi dove la Francia mantiene dei contingenti militari), caratterizzati da tipiche pratiche neocolonialiste. E’ facile individuare come il Mali sia l’epicentro geografico di una serie di interessi economici francesi in Mauritania (dove la Total estrae petrolio da 7 anni), in Niger (fondamentale fonte di Uranio per le centrali francesi tramite Areva e EDF, e dove è di prossima costruzione la seconda miniera d’Uranio più grande al mondo) e l’Algeria (primo partner commerciale francese e paese molto ricco di gas); scontato che lasciare dunque il Mali (fra l’altro alleato storico della Francia) o semplicemente fallire, nel significato proprio di stato fallito, o in mano ad un nuovo governo ostile di stampo fondamentalista islamico, porrebbe una seria ipoteca sulla stabilità regionale e gli interessi economici francesi.
(2) di prestigio europeo ed internazionale: la Francia, complice anche uno storico e mai del tutto sopito orgoglio patriottico, ma anche una più prosaica e diffusa volontà di affermazione, può solo puntare sulla politica estera per poter rivendicare un proprio ruolo egemone in Europa: la crisi economica che colpisce anche la Francia la condanna, sul versante economico, a un ruolo gregario rispetto alla sempre più evidente egemonia tedesca; il versante della politica estera (e dunque del potere militare) diventa il campo dove esercitare e guadagnare prestigio e la propria egemonia a livello regionale (europeo), e preservare il proprio ruolo di attore rilevante nello scacchiere degli Stati a vario titolo e forma interessati nel continente africano.
(3) distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica interna (francese) dal problema economico e dalle difficili riforme in previsione, secondo uno dei metodi più antichi ma efficaci della storia dell’umanità, ovvero la coagulazione della popolazione tramite l’individuazione di un nemico comune. Non a caso il frame riproposto è quello della guerra al terrorismo Al-Qaedista, aggravato dalla minaccia diretta sul territorio francese.
Il contesto dell’intervento francese, però, pare molto più complesso.
Dal conflitto libico, nella realtà dei fatti, la Francia non uscì particolarmente rafforzata sul piano del prestigio internazionale, dimostrandosi sostanzialmente inadeguata al compito arrogatosi di risolutrice del conflitto; a risultare fondamentale si rivelò, fatto per nulla strano, l’intervento militare statunitense: gli Stati Uniti non temettero di di farlo pesare, in forma anche alquanto esplicita, nei confronti della Francia e più in generale dei paesi europei al fianco dell’Europa (sarebbe interessante ma troppo dispersivo riflettere sulla sovrapposizione avvenuta fra aspirazioni francesi in Europa e rapporto fra Europa e Usa). L’ammissione implicita da parte della Francia di questo fallimento avvenne con la cessione della gestione dell’intervento militare sotto il controllo NATO, dunque degli Stati Uniti.
La guerra civile libica ebbe un altro effetto rilevante ai fini dell’attuale conflitto Maliano: all’interno di quell’entità magmatica, indefinita, e spesso mitizzata dalla stampa occidentale che erano i “ribelli libici” al regime di Gheddafi, una parte se non maggioritaria consistente era composta da integralisti islamici contigui alle posizioni Al-Qaediste. Sono noti a tutti il contributo ingente e fondamentale ai fini del conflitto portato ai ribelli, in termini di armamenti, da parte proprio di Francia e NATO. Proprio questi importanti contributi paiono aver permesso ad Al-Qaeda tramite le milizie ad essa contigue (il lifg, Lybian Islamic Fighting Group) una nuova importante fase di espansione, realizzatasi nel medio-oriente con la presenza sempre più rilevante di forze integraliste islamiche nella fsa (Free Syrian Army) e in Africa proprio con l’aggravarsi della guerra civile che interessa il Mali, in cui nel Nord del paese i tuareg tradizionalmente combattenti per l’indipendenza si sono alleati, ed alcuni sostengono siano stati marginalizzati, con l’Al-Qaeda In Maghreb.
Entrambi gli eventi considerati qui sopra hanno avuto una notevole ricaduta sull’intervento militare francese odierno in Mali.
Difatti la Francia, sebbene abbia espresso la convinzione di chiudere celermente il conflitto (sintomatico è stato il celere annuncio della riconquista di Konna, poi smentito sia dagli integralisti che dai francesi), ha immediatamente cercato il sostegno statunitense, il quale non ha mancato in un primo momento di farsi desiderare, per poi intervenire avallando il frame della guerra al terrorismo, ma limitando il proprio intervento al campo aereo; d’altra parte neppure gli Usa possono ignorare i propri interessi in Africa. Particolare fra l’altro come la Francia abbia iniziato autonomamente il conflitto, forzando l’interpretazione di una risoluzione Onu, per poi però richiedere da subito l’intervento del resto dei paesi europei con la formula del “non lasciateci soli nella lotta al terrorismo”. L’unilateralismo francese può spiegarsi con la volontà di mantenere rigido il proprio “diritto di prelazione” sul territorio maghrebino, anche nella consapevolezza, evidente innanzitutto alla Francia, di non potere gestire il conflitto da sola. Insomma, l’eliseo sembra dire: tutta l’Europa ha il dovere di combattere il terrorismo, ma la sola Francia ha il diritto di iniziativa e di comando, perlomeno sul suolo africano. Altra ipotetica spiegazione della scelta francese è che in realtà la Francia non volesse questo conflitto. O che, meglio, lo avesse previsto ben più oltre. Questo spiegherebbe la gran fretta francese e le pressanti richieste di sostegno immediato. Da notare come le due interpretazioni non si contraddicano, anzi credo siano entrambe almeno parzialmente vere.
Ma da quali elementi l’intervento è stato costretto? Pare sia proprio qui che rientrano in gioco i ribelli libici/Al-Qaeda in Maghreb, che hanno sconvolto gli equilibri delle fazioni in gioco nella guerra civile Maliana, accellerando notevolmente il crollo del debolissimo regime di Bamoko.
Insomma, per uno dei tanti paradossi della storia, la Francia interviene per contrastare il dilagare dei ribelli, i quali hanno avuto la meglio nel conflitto grazie agli armamenti procurati…dalla Francia!
Se dunque vi è un colpevole dell’intervento francese in Mali, questo è la Francia stessa, che ha prima finanziato i nemici del governo Maliano proprio alleato, mettendo la popolazione a rischio di essere assoggettata ad un fondamentalismo islamico estraneo alla propria tradizione, e si è fatta cogliere poi impreparata dall’evolversi degli eventi.
A nota di tutto, appare molto ambigua la posizione dell’Unione Africana, la quale attualmente pare volenterosa di difendere il governo Maliano, parte integrante di essa, senza però molte possibilità di portare contributi concreti, preferendo così lasciar fare alla Francia, mostrando una evidente debolezza politica: l’UA si oppose fermamente alla guerra di Libia, che come abbiamo visto è una delle cause della degenerazione dell’attuale conflitto, davanti al quale però l’UA non è stata in grado di fare altro che appellarsi alla Francia, rinunciando a formulare qualsiasi critica (a ben vedere più che giustificata) sul modus operandi europeo e le sue conseguenze.
Insomma, chi ritiene questo intervento giusto, perché invocato dagli stessi paesi africani, o perché necessario per “la guerra al terrorismo”, a mio parere è in torto in quanto il tracollo dello stato Maliano è da imputarsi alla stessa Francia; ora, a emergenza in corso, la guerra non può essere la soluzione per tanti motivi:
(1) la durata di un conflitto, in un territorio adatto alla guerriglia come quello Maliano, è assolutamente incerta;
(2) in guerra, perlomeno nella guerra contemporanea, è noto che la grandissima parte dei morti sono morti civili, in particolare le categorie più fragili come quella femminile e infantile: chi si prende la responsabilità di operare, o sostenere, un conflitto armato, deve anche prendersi la responsabilità di tutti quei morti che sui media non vengono quasi mai menzionati, divorati nel tritacarne del frame della guerra umanitaria;
(3) come dimostrano i conflitti in Afghanistan, Iraq, Libia, etcetera, la guerra aperta ad Al-Qaeda e soci ha fin’ora foraggiato ed aiutato la propaganda fondamentalista, che si espande sulla pelle delle popolazioni civili che vengono bombardate ed invase, che riesce ad egemonizzare molti schieramenti ribelli grazie alla propria organizzazione ed al proprio arsenale (che è ciò che sta accadendo in Siria e anche, appunto, in Mali); questo porta ad altri atti terroristici (il primo sta già avvenendo in Algeria con un altissimo numero di ostaggi), altro terrore, altra guerra al terrore, in una spirale involutiva sempre più buia e sporca di sangue.
(4) non dimentichiamoci che il conflitto maliano non è solo un conflitto fra stato (debolissimo) e integralismo islamico: anzi, questo è un secondo livello del conflitto, che è andato a sovrapporsi al primo, un tipico conflitto inter-etnico all’interno del tipico stato africano costruito col righello; intervenire e favorire il conflitto significa favorire un conflitto etnico, sulle cui conseguenze in Africa abbiamo sufficienti testimonianze.
Quale soluzione, allora? Certo è che la soluzione diplomatica sarebbe stata più semplice senza questo grado di debolezza dello stato Maliano, e grado di forza del fondamentalismo islamico.
Nella mia inadeguatezza a possedere risposte ad una domanda così complessa, il mio parere è che la soluzione a questo conflitto, permettete il paradosso, non può limitarsi a questo conflitto, ma dovrebbe comporsi d’interventi, e di cambi di mentalità, allargati a tutto il Sahel e tutta l’Africa: favorire il dialogo e la diplomazia, rafforzando gli attori africani piuttosto che compiendo ingerenze come attori europei, intensificando gli aiuti umanitari, terminando l’orrido neocolonialismo che condanna molte popolazioni africane alla miseria e molti stati africani ad una intrinseca debolezza.

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Tris d’assi! Tre Mozioni di Sel approvate in Consiglio

Ieri sera sono state approvate tre mozioni presentate da Sinistra Ecologia Libertà negli scorsi mesi: una Mozione per l’educazione ad una sessualità consapevole, una Mozione di adesione ad Audis, Associazione Aree Urbane Dismesse, ed una Mozione per la sostituzione delle note di copyright sul sito del comune con quelle di Creative Commons.
Sinistra, Ecologia, Libertà, insomma.
Sinistra perché crediamo che l’oscenità non sia parlare di sesso, ma che il sesso ed il profilattico possano ancora essere un tabù nel 2013: questa mozione è un passo importante per impegnare il comune in prima persona ed assieme ad altre realtà, in progetti che nelle scuole superiori educhino ad una reale sessualità consapevole: sessualità consapevole significa non impartire ai ragazzi dei modelli, ma dargli gli strumenti per poter vivere pienamente e serenamente il proprio rapporto con il sesso. Dato che, nel tema della prevenzione sessuale, un ruolo fondamentale è svolto dai profilattici, ci è sembrato naturale impegnare anche il Comune a promuovere presso la provincia e i presidi l’installazione di distributori di preservativi, preferibilmente a prezzo calmierato o gratuito, per facilitarne il reperimento da parte dei ragazzi.
Ecologia perché aderire ad Audis significa entrare in rete con le migliori elaborazioni italiane e internazionali in tema di rigenerazione delle aree dismesse, significa poter usufruire (e contribuire) a specifiche competenze tecnico-scientifiche che ci consentiranno di elevare la qualità dei nostri interventi sulle aree dismesse monzesi, come hanno già fatto alcune delle maggiori città italiane che aderiscono ad Audis (Venezia, Roma, Firenze, Milano, Napoli, etcetera).
Libertà perché la liberazione dei saperi è uno dei nostri obbiettivi e sostituendo le note di copiright sul sito del comune con quelle creative commons andiamo a compiere un altro tratto di percorso lungo questa strada. Liberare i documenti e materiali presenti sul sito del comune perché vogliamo massimizzare la diffusione e l’accesso alle sue pubblicazioni affinché i cittadini possano accedervi non solo in maniera passiva (ovvero come ricevitori dell’informazione che contengono) ma anche in maniera attiva (ovvero ridistribuendo a loro volta le informazioni su canali diversi e possibilmente migliorandole, arricchendole o cambiandone la veste per essere disponibili su canali inizialmente non previsti).

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Mozione: Unioni Civili a Monza

Ecco, in ritardo e me ne scuso, il testo della mozione per le unioni civili presentata in Consiglio Comunale in Dicembre. La mozione è stata firmata anche da Lista Città Persone, Idv, m5s, cm, e dai consiglieri del pd Artesani, Bindi, Bubba, Cereda, Imperatori, Lamperti, Marinoni, Monteri, Sala, Valtolina.

 

Premesso che:
la comunità cittadina, al pari di quella italiana, è caratterizzata dal crescere di forme di legami affettivi che non si concretano nell’istituto del matrimonio e che si denotano per una convivenza stabile e duratura; che ai sensi dell’articolo 1 comma 3 dello Statuto del Comune di Monza, il Comune concorre “a promuovere il pieno sviluppo della persona umana […]
per renderne effettive la libertà e l’eguaglianza;
Atteso:
– che già da tempo è stato ritenuto che l’ambito di operatività e quindi di riconoscimento e tutela costituzionale dell’articolo 2 della Costituzione si estende sicuramente alla fattispecie della famiglia di fatto dal momento che, come nella sua
giurisprudenza costante ha rilevato la Corte Costituzionale, un consolidato rapporto, ancorché di fatto, non appare costituzionalmente irrilevante quando si abbia riguardo al rilievo offerto al riconoscimento delle formazioni sociali;
– che da ultimo la Corte costituzionale, con la sentenza n. 138 del 2010, ha riconosciuto tale fondamento costituzionale
stabilendo che “per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico”;
– che le direttive 2004/38 del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri e 2003/86/CE del Consiglio relativa al diritto
al ricongiungimento familiare impongono di dare completa attuazione a tali diritti;
– che il Comune, quindi, può operare nell’ambito delle proprie competenze per promuovere pari opportunità alle unioni di
fatto, favorendone l’integrazione sociale e prevenendo forme di disagio, con particolare riferimento alle persone anziane;
– che per raggiungere questo obiettivo è necessario stabilire forme di identificazione delle unioni civili basate su vincolo
affettivo, così come la stessa legge anagrafica e il relativo regolamento attuativo prevedono;
Ritenuta
pertanto, l’opportunità per i motivi innanzi espressi di organizzare il rilascio da parte dell’anagrafe di una attestazione di
costituzione di famiglia anagrafica basata su di un “vincolo di natura affettiva” ai sensi dell’articolo 4 del D.P.R. 223/1989
(Regolamento anagrafico);
IL CONSIGLIO COMUNALE DELIBERA
di approvare, per le motivazioni sopra esposte, la proposta di “Regolamento per il riconoscimento delle unioni civili”, il cui
testo è allegato alla presente deliberazione di cui costituisce parte integrante e sostanziale.
REGOLAMENTO PER IL RICONOSCIMENTO DELLE UNIONI CIVILI
Articolo 1 – Istituzione del registro delle unioni civili
E’ istituito il Registro delle unioni civili presso il Comune di Monza per gli scopi e le finalità contenute negli artt. 2 e 3 di
questo Regolamento.
Articolo 2 – Attività di sostegno delle unioni civili
1. Ai fini del presente Regolamento si intende per unioni civili “un insieme di persone legate da vincoli affettivi coabitanti
ed aventi dimora abituale nello stesso comune” (ai sensi dell’articolo 4, comma 1 D.P.R. 223/1989, Nuovo Regolamento
anagrafico della popolazione residente).
2. Il Comune provvede, attraverso singoli atti e disposizioni degli Assessorati e degli Uffici competenti, a tutelare e sostenere le unioni civili, al fine di superare situazioni di discriminazione e favorirne l’integrazione e lo sviluppo nel contesto
sociale, culturale ed economico del territorio.
3. Le aree tematiche entro le quali gli interventi sono da considerarsi prioritari sono:
a) casa;
b) sanità e servizi sociali;
c) giovani, genitori e anziani;
d) sport e tempo libero;
e) formazione, scuola e servizi educativi; f) diritti e partecipazione;
g) trasporti.
4. Gli atti dell’Amministrazione devono prevedere per le unioni civili le condizioni di accesso, con particolare attenzione
alle condizioni di svantaggio economico e sociale.
5. All’interno del Comune di Monza, chi si iscrive al Registro è considerato “parente prossimo” ai fini della possibilità di
assistenza.
Articolo 3 – Rilascio di attestato di famiglia anagrafica alle unioni civili basate su vincolo affettivo
1. L’ufficiale di anagrafe rilascia, su richiesta degli interessati, attestato di “famiglia anagrafica basata su vincolo affettivo”
inteso come reciproca assistenza morale e materiale, ai sensi dell’articolo 4 del Regolamento anagrafico, in relazione a
quanto documentato dall’Anagrafe della popolazione residente (D.P.R. 223/1989).
2. L’attestato è rilasciato per i soli usi necessari al riconoscimento di diritti e benefici previsti da Atti e Disposizioni dell’Amministrazione comunale.
3. L’ufficio competente può verificare l’effettiva convivenza delle persone che richiedono l’attestato.

 

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Riflessioni “semifredde” su queste primarie

Le personali riflessioni sulle Primarie di Sel in Lombardia ieri non possono che essere “semifredde”: perché se la notte porta consiglio e distacca dal vortice emotivo della giornata (e serata) di ieri, e concede anche più lucidità per i tanti che, come me, sono stati ai seggi tutto il giorno (il presidente di seggio non sarà mai il mio mestiere), quel vortice di emozioni e entusiasmo è qualcosa che una notte non può dissolvere, e che credo (e spero) non si dissolverà per tutta la campagna elettorale.
Sono state primarie difficili, sofferte: lo sapevamo innanzitutto noi militanti che ne abbiamo ampiamente discusso nelle assemblee. Non c’erano i tempi, per organizzare e per comunicare; non c’era chiarezza; non c’era una data che permettesse un’ampia affluenza.
Ce lo siamo sentiti dire più volte ieri, ai seggi, da elettori che ci ammettevano di averlo saputo quasi per caso all’ultimo, che ci chiedevano perché non si fosse comunicato adeguatamente, che ci domandavano al seggio informazioni su chi fossero i candidati, nell’imbarazzo di chi, come me chiamato a svolgere il ruolo di presidente o di scrutatore, cercava di fornire informazioni senza venir meno al proprio dovere di neutralità.
E’ proprio quest’ultima casistica però a darmi la prova migliore della necessità di queste primarie: cittadini che anche se non conoscevano direttamente, o addirittura indirettamente, alcun candidato, hanno speso del tempo della propria giornata per potersi esprimere e partecipare alla vita politica. La partecipazione, non come mero principio, ma come strumento efficiente, capace di imprimere il proprio segno nella politica.
Novecento persone, in Brianza, moltissime delle quali hanno volontariamente donato un contributo per l’attività di Sel sul territorio e hanno lasciato la propria mail o telefono per poter essere contattati: atti di fiducia che dimostrano che quando si offrono ai cittadini strumenti di reale partecipazione, si riacquista credibilità.
Rimane il rimpianto per delle primarie che, se avessero avuto più tempo lungo cui dispiegarsi, avrebbero permesso un maggiore fermento politico dentro a Sel, ma le teorie per immergersi nel reale devono farsi prassi, e la prassi non può prescindere dal contingente.
In ultimo, concedetemelo: se ieri sera su facebook scrivevo che “qualche risultato ci renderà più entusiasta, tutti ci renderanno felici”, oggi posso dire che l’entusiasmo c’è eccome.

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Il mio “dream team” per le primarie Sel del 29 Dicembre

Trovo estremamente azzeccata la definizione di Fabio Larocca stamattina delle primarie del 29 Dicembre quali la scelta del proprio “dream team” parlamentare.
Purtroppo la principale differenza è che i dream team calcistici sono composti da 11 giocatori, quelli del Basket da 5, mentre il 29 si potranno votare solo 4 candidati, imponendo scelte sofferte.
Per la Camera il mio voto andrà ad Alfredo Somoza e a Valentina la Terza.
Alfredo è un compagno che conosco ormai da due anni (non pochi per un ventenne), la cui competenza e spessore parlano da sé tramite un curriculum spaventoso, e il cui fervente impegno può essere testimoniato credo da chiunque abbia lavorato assieme a lui.
Fra le donne candidate per la camera, non me ne vogliano le due ottime candidate brianzole Rossana Currà e Laura Valli, voterò Valentina Laterza. Oltre che per il magnifico slogan #staichoosy, perché anche se non posso dire di conoscerla quanto Alfredo, è una candidatura che riesce a imbrigliare e fare sintesi di quella tensione generazionale e culturale per il rinnovamento di cui tutti sentiamo la necessità. Ed è fondamentale che queste tensioni, queste istanze, queste speranze siano portate in parlamento.
Per il Senato il mio voto andrà a Dario Liotta e Giovanna Amodio.
Dario è un compagno di cui ho imparato a conoscere ed ammirare la grande cultura politica e la forza del suo impegno totale per la politica.
Come donna voterò Giovanna Amodio di Agrate Brianza, che ho la sfortuna di conoscere poco personalmente ma la cui stima condivisa di tante compagn* fa da garanzia.

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Mozione: Creative Commons

Oggetto: Sostituzione sul sito del Comune delle note di copyright e utilizzo di licenze “Creative Commons”

Considerati gli esempi virtuosi quali quello del comune di Milano o di Firenze che si è impegnato per il passaggio al software libero, alle licenze aperte ed ai formati aperti.

Considerato che le pubbliche amministrazioni producono grandi quantità di dati in varie forme, molti dei quali pubblicati gratuitamente in modo da poter essere usufruiti dai cittadini sui siti istituzionali (a titolo di esempio: Documenti ufficiali, mozioni, guide, volantini, programmi di eventi ecc.; Dati georeferenziati, mappe, statistiche, ecc.; Materiale Multimediale, fotografie, video ecc.; Materiale prodotto a seguito di convegni o iniziative pubbliche).

Osservato che il sito del Comune di Monza, nella sezione “Note Legali” reca la seguente dicitura:

Tutti i contenuti, cioè testi, loghi, layout grafico, file, tabelle, immagini, video ecc.. e le informazioni presenti all’interno del sito www.comune.monza.it sono protetti e tutelati ai sensi della normativa in materia diritto d’autore, di brevetti, di marchi e di proprietà intellettuale.
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Considerato che esistono delle licenze così dette Creative Commons che permettono a chi pubblica dei contenuti di mantenere la paternità dell’opera ma allo stesso tempo di poter lasciare libertà di utilizzo in modo flessibile agli utenti.
In particolare, si possono scegliere sei tipi di licenza descritte in ordine crescente di libertà concesse all’utente:
1. Attribuzione, non commerciale, non opere derivate: permette all’utente di riprodurre i contenuti solo per fini non commerciali e senza modificare la pubblicazione originale.
2. Attribuzione, non Commerciale, condividi allo stesso modo: permette all’utente di riprodurre i contenuti e di modificarli per creare opere derivate senza scopi commerciali ma mantenendo la stessa licenza anche per eventuali opere derivate.
3. Attribuzione, non commerciale: uguale alla precedente ma senza l’obbligo di utilizzare la stessa licenza.
4. Attribuzione, non opere derivate: l’utente può ridistribuire immutata la pubblicazione e può cambiarne la licenza.
5. Attribuzione, condividi allo stesso modo: l’utente può ridistribuire e modificare la pubblicazione senza cambiare la licenza.
6. Attribuzione: l’utente può ridistribuire, modificare, cambiare la licenza per qualsiasi scopo anche commerciale);

Considerato che ognuna delle licenze Creative Commons obbliga l’utilizzatore del dato a specificare l’attribuzione (dunque deve citare il Comune di Monza come autore dell’opera originale e non può attribuirsi la paternità di un’opera prodotta dal Comune. Allo stesso modo non può attribuirsi la completa paternità di un’opera derivata senza citare il Comune come autore dell’opera iniziale);

Considerato che lo scopo ultimo del Comune è massimizzare la diffusione e l’accesso alle sue pubblicazioni affinché i cittadini possano accedervi non solo in maniera passiva (ovvero come ricevitori dell’informazione che contengono) ma anche in maniera attiva (ovvero ridistribuendo a loro volta le informazioni su canali diversi e possibilmente migliorandole, arricchendole o cambiandone la veste per essere disponibili su canali inizialmente non previsti);

Considerato che le informazioni sono un bene non rivale ovvero beni la cui fruizione da parte di un individuo non ne impedisce la fruizione di un secondo individuo, permettendo la coesistenza della stessa pubblicazione sia in contesti gratuiti che in contesti commerciali (anche se il Comune dovesse permettere utilizzi commerciali per alcune delle sue pubblicazioni, questo non impedirebbe al cittadino di poter accedere gratuitamente alle stesse pubblicazioni sul sito del Comune stesso; inoltre produrrebbe delle conseguenze positive su un’economia locale basata sulla trasformazione e riproposizione delle stesse per scopi diversi. Si pensi ad esempio alla possibilità di inviare i contenuti in tempo reale su cellulare, oppure di indicizzare i contenuti per categorie di interesse, tutte operazioni che il Comune può non essere interessato a compiere mentre un privato potrebbe compiere anche con scopi commerciali con l’obbligo di riconoscere la paternità delle informazioni pur senza togliere al Comune la possibilità di disporne in qualsiasi modo);

Considerato che nelle Linee guida per i siti web della PA , art. 4 della Direttiva 8/09 del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione è riportato che:

La pubblica amministrazione, intesa come soggetto unico, è uno di maggiori detentori e produttori di dati. A tutti i livelli amministrativi vengono prodotti ogni giorno dati di diversa tipologia e natura tematica (anagrafici, socioeconomici, catastali, ecc.), così come una consistente quantità [di] contenuti (articoli, rapporti, analisi, norme, ecc.). Questo insieme di informazioni rappresenta un patrimonio comune di conoscenza che, in quanto tale, deve essere messo a disposizione degli utenti e più in generale di tutti gli attori economici e sociali. Nella divulgazione dei dati e dei contenuti prodotti le pubbliche amministrazioni italiane devono considerare: l’eventuale rilascio attraverso licenze l’uso che ne favoriscano la diffusione verso i cittadini e incoraggino il loro riutilizzo presso le imprese;[…] E in seguito: In riferimento alle disposizione normative sopra indicate, diventa necessario per le pubbliche amministrazioni italiane specificare le condizioni di riutilizzo con cui vengono resi disponibili i dati e i contenuti prodotti. In particolare, occorre valutare l’adozione di licenze di utilizzo che permettano di limitare i propri diritti sul copyright rilasciando quindi contenuti a licenza aperta. […] Particolarmente appropriate agli scopi ed al contesto pubblico sono le licenze Creative Commons, in quanto caratterizzate da flessibilità di utilizzo e concepite per consentire agli autori di mantenere il controllo sul proprio lavoro senza limitarne l’utilizzo da parte di altri soggetti, siano essi pubblici o privati;

Considerato che altre pubbliche amministrazioni hanno deciso di utilizzare le licenze Creative Commons per i loro siti, quali ad esempio il sito della Polizia di Stato, del Comune di Padova, del comune di Milano, del comune di Firenze;

Considerato che cambiare l’approccio attuale – esprimibile come “tutti i diritti riservati” – verso un approccio basato su licenze Creative Commons – sintetizzabile con “alcuni diritti riservati” – permette di dare agli utenti la sicurezza di poter riutilizzare alcuni contenuti e nel contempo consente al Comune di scegliere, ove fosse necessario, di applicare una licenza più restrittiva ad alcune pubblicazioni;

Impegna la Giunta

  • Ad operarsi affinché siano sostituite entro brevissimo tempo sul sito del Comune e su altri eventuali siti gestiti dal Comune le attuali note di copyright con la seguente nota: “Ove non diversamente specificato i contenuti di questo sito sono rilasciati con licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 ” aggiungendo un collegamento al sito CreativeCommons per i dettagli della licenza.
  • Ad utilizzare per opere di cui non si vuole permettere l’utilizzo commerciale la licenza “Creative Commons Attribuzione, non commerciale” per un periodo di tempo che si ritiene sufficiente per il tipo di opera e comunque non superiore a 2 anni. La nota di copyright dovrà quindi riportare che al termine di tale periodo la licenza da applicare è la Creative Commons Attribuzione.
  • A verificare, attraverso parere degli uffici competenti, come tali licenze possano essere applicate non solo ai prodotti multimediali, ma anche agli altri prodotti editoriali (ad esempio cartacei) prodotti dal Comune.
  • A verificare attraverso parere degli uffici competenti in che modo nell’assegnazione di bandi di concorso o finanziamenti che prevedano come prodotto la produzione di opere dell’ingegno si possano valorizzare con un punteggio aggiuntivo quelle proposte che prevedano l’utilizzo di licenze Creative Commons, in modo da aiutare ad alimentare un’economia basata sulla condivisione invece che sul concetto di “tutti i diritti riservati”.
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Mozione: Educazione sessuale e preservativi nelle scuole

Mozione
Oggetto: Sostegno a campagne di informazione e prevenzione, mirate a sensibilizzare i giovani in relazione alle malattie sessualmente trasmissibili

Premesso che
come riportato dal Ministero della Salute, nel 2011 continua a crescere la quota di nuove infezioni da Hiv attribuibili a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono il 78,8% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 45,6%; MSM 33,2%), quindi di gran lunga la prima causa di contagio;

Considerato che
l’AIDS, come molte altre malattie a trasmissione sessuale, è stata relegata per molti anni a malattia “di categoria” e che l’informazione e le campagne di prevenzione sono state modellate su questa errata valutazione, il cui principale risultato è stato da una parte la colpevolizzazione e l’emarginazione di una fetta di popolazione, e dall’altro la creazione di una falsa aurea d’immunità nella rimanente parte;

Valutato che
una delle fasce di popolazione maggiormente esposta è quella dei giovani e degli adolescenti, tra i quali la naturale scoperta della sessualità spesso non è accompagnata da adeguate forme di educazione sessuale né da parte delle famiglie né da parte delle istituzioni;

Rilevato che
E’ fondamentale la diffusione di campagne di informazione e prevenzione rivolte in particolare agli adolescenti sull’educazione sessuale e sulle malattie sessualmente trasmissibili. E’ necessario educare all’uso dei profilattici, facilitandone il reperimento e abbattendo le barriere culturali che ancora lo fanno considerare una sorta di tabù, garantire la qualità del prodotto e, non ultimo, fornire un’adeguata informazione sia sull’uso corretto che sulla effettiva utilità nella prevenzione, fornendo non solo uno strumento di prevenzione ma una reale possibilità di scelta consapevole;

Il Consiglio Comunale di Monza impegna la Giunta
A sostenere e promuovere nel territorio delle campagne di educazione ad una sessualità consapevole, di informazione e prevenzione contro il diffondersi del virus Hiv e delle altre malattie a trasmissione sessuale;A farsi promotrice presso le scuole superiori presenti nel nostro territorio e l’Amministrazione provinciale affinché vengano collocati all’interno dei locali o nei pressi degli istituti di istruzione secondaria superiore, in accordo con gli organi di direzione degli stessi, opportuni strumenti di distribuzione di preservativi, preferibilmente gratuita o a prezzo calmierato, come ad esempio in Francia.

Alessandro Gerosa – Sinistra Ecologia Libertà
Marco Lamperti – Partito Democratico
Elio Bindi – Partito Democratico
Tommaso Cereda – Partito Democratico

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odg: Economia solidale nelle aree agricole

Ordine del Giorno: destinazione dell’area di compensazione agricola per progetti di economia solidale

Premesso che:
Sosteniamo naturalmente la salvaguardia delle aree verdi e un differente modello di sviluppo.
Crediamo fermamente nella salvaguardia del suolo esterno al tessuto urbano consolidato, alla necessità che lo sviluppo urbanistico della città non si realizzi più a danno delle aree verdi ma a favore delle aree dismesse.
Negli ultimi anni vi è stata una notevole presa di coscienza, dei cittadini prima che della politica, delle problematiche che hanno a che fare con il concetto di sostenibilità: ambientale e sociale, oltre che economica.
Tale presa di coscienza si è declinata negli anni in numerosissime esperienze di cittadinanza attiva sul tema del consumo (e della produzione) consapevole.

Rilevato che:
Anche a Monza e in Brianza, in prima fila in ambito nazionale, queste esperienze agiscono concretamente, intessendo reti di collaborazione, costruendo percorsi economici innovativi incentrati sulla partecipazione, sul mutuo aiuto e sulla responsabilità sociale, oltre che su relazioni di fiducia tra produttori e consumatori.

Riscontrato che:
Fino ad oggi, le amministrazioni che si sono succedute a Monza sono state però perlopiù impermeabili a questo tipo di esperienze.

Verificato che:
Nel programma di mandato, citiamo, si legge: “Una particolare attenzione sarà dedicata al mantenimento e al sostegno delle aree agricole sia a fini economico-produttivi che ambientali, sviluppando anche aspetti di riforestazione e di economia solidale (Gruppi d’Acquisto Solidale)”, p. 19 del Progetto per Monza.
Questo è insomma il progetto e l’aspirazione con i quali ci siamo presentati ai cittadini, e ora ai cittadini vorremmo dare un segno chiaro in merito.

Considerato che:
Vorremmo dare oggi un segnale forte ai cittadini di impegno rispetto a quanto scritto nel programma, dimostrando che ciò resta un obiettivo non negoziabile, pur se nei confini degli imperativi del patto di stabilità, che non sono, per le sue conseguenze, derogabili.
Da un punto di vista sociale ed economico questi percorsi di economia solidale rappresentano preziose dinamiche innovative, da incentivare e sostenere: nuovi posti di lavoro locali sostenuti dall’intrinseco mercato di riferimento, costituito dai GAS; filiera corta/km zero; rapporti sociali forti poiché veicolati dalla condivisione del rischio; stimolo alla partecipazione ed alla consapevolezza.
Che, a nostro avviso, solo un terreno agricolo coltivato secondo i modelli dell’economia solidale (biologico, lotta integrata, biodinamica, ecc.) è garanzia di reale tutela ambientale.

Si impegna:
La giunta affinché il terreno risultante dalla compensazione ambientale relativo all’operazione Esselunga venga messo a disposizione dei soggetti che in città e in provincia operano nell’ambito delle reti di economia solidale, o che, in alternativa, se tale terreno dovesse risultare non idoneo, ci si impegni a individuare degli spazi agricoli che rispondano alle loro esigenze attuali.
Impegna inoltre ad instaurare, da subito, un dialogo aperto con tali soggetti, in modo da individuare insieme ad essi le strategie più adeguate per una proficua collaborazione.

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Mozione: Adesione ad Audis

Nel consiglio comunale di oggi 8 Ottobre 2012, il gruppo consiliare di Sinistra Ecologia Libertà ha presentato una Mozione, firmata anche dal consigliere Lamperti (PD), affinché Monza aderisca all’associazione AUDIS.
L’associazione AUDIS (Aree Urbane Dismesse), nata nel 1995, riunisce molti Comuni, Provincie, Regioni, istituti di ricerca italiani e opera nell’ambito della rigenerazione delle aree dismesse.
Monza ha un ampio patrimonio di aree dismesse, un tempo fulcro dell’attività industriale monzese ed ora però abbandonate. Uno dei primi impegni di questa amministrazione siamo convinti debba essere riconsegnare tali aree ai cittadini monzesi. Aderire ad Audis, partecipando a quella che è la loro continua elaborazione scientifica culminata nella “Carta della rigenerazione urbana”, significa marcare l’impegno dell’amministrazione su questo tema, su cui noi continueremo ad essere propositivi.
Riportiamo sotto il testo della mozione.

Gruppo Consiliare Sel – Alessandro Gerosa

Il consiglio comunale di Monza
Premesso
Che la nostra città vanta una tradizione economica ed industriale e specificamente manifatturiera di rilievo nazionale
Considerato
Che tale attività si è sviluppata nell’ottocento e sopratutto secolo scorso con la presenza di imprese leader in molteplici settori produttivi, caratteristica peculiare in una regione fortemente caratterizzata da distretti specializzati (la siderurgia sestese, il tessile comasco, la meccanica lecchese, il mobilio brianzolo, ecc.)
Rilevato
Che il nostro territorio ha vissuto e vive il fenomeno nazionale e più in generale europeo di dismissione industriale con il conseguente abbandono di vaste aree e di manufatti anche di valore storico e testimoniale
Riscontrato
Che nell’ambito della valorizzazione delle aree dismesse e della promozione della cultura della rigenerazione urbana dal 1995 in Italia opera L’Associazione Audis (Aree Urbane Dismesse)
Osservato
Che Audis costituisce un luogo indipendente di confronto ed elaborazione scientifica comprendente molti comuni italiani investiti dal fenomeno della dismissione industriale nonché importanti provincie, regioni , università, istituti di ricerca e società private e pubblico private
Appreso
Che, come ben documentato sul portale www.Audis.it questa Associazione, attraverso il confronto continuo tra i propri soci, ha saputo elaborare un “Sistema della Qualità Urbana” riassunto nella “Carta della Rigenerazione Urbana” pubblicata nel 2008
Verificato
Che la Carte della Rigenerazione urbana è stata sperimentata positivamente in diverse realtà nazionali al fine di contribuire al recupero ed al riequilibrio funzionale delle città in alternativa all’occupazione di nuovi territori
Impegna
La Giunta ad associare la nostra città all’Associazione Aree Urbane Dismesse (Audis)

I Consiglieri Comunali
Alessandro Gerosa – Sinistra Ecologia Libertà
Marco Lamperti – Partito Democratico

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Mozione: una pianta per ogni neonato

Mozione: applicazione della legge n.113 anno 1992 “Obbligo per il comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica”

I sottoscritti Consiglieri Comunali

VISTA
La legge 29 Gennaio 1992 n. 113 “Obbligo per il comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica”;

CONSIDERATO
– Che risulta fondamentale, sopratutto in contesti di crisi ambientale quale quello attuale, educare alla salvaguardia e alla tutela dell’ambiente come bene comune, innanzitutto fra le giovani generazioni;
– Che l’amministrazione comunale si è politicamente impegnata per il mantenimento e la valorizzazione delle aree verdi nel territorio monzese;
– Che la piantumazione di un nuovo albero per ogni neonato, oltre a contribuire a porre i bambini in relazione alla natura, migliora la qualità di vita della intera cittadinanza grazie alle sue proprietà e conseguenze;

VALUTATO
– Che per l’attuazione degli interventi previsti dalla Legge n. 113/92 è autorizzata una congrua spesa annua, su proposta del Ministero dell’agricoltura e delle foreste, da assegnare alle Regioni, le quali provvedono alla successiva ripartizione ai Comuni;

IMPEGNA LA GIUNTA COMUNALE
A dare piena attuazione alla legge 29 Gennaio 1992 “Obbligo per il comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica”, provvedendo di conseguenza, entro dodici mesi dalla registrazione anagrafica di ogni neonato, a porre a dimora un albero nel territorio comunale, nonché, entro quindici mesi dall’iscrizione anagrafica, ad indicare sul certificato di nascita il luogo esatto dove tale albero è stato piantato.

I Consiglieri:
Alessandro Gerosa
Michele Faglia
Silvano Appiani