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Per ricordare Fausto e Iaio

Che idea morire di marzo, lascio un pezzo di vita e riparto più forte nella lotta, invidiavo i tuoi diciannove anni, ora me li sento addosso di più. E questa foto tua, che guardi lontano, un po serio. Se te la facessi vedere ora, ti metteresti pure a ridere dicendo che non era venuta bene, che in fondo non eri proprio tu. E tu, Iaio, doveri? Mi tornano in mente tutte le leggende antiche dei greci, quando i vivi si mettono a parlare con i morti. Poi non è più successo. La gente ha iniziato a dire che erano dei pazzi, che era meglio lasciare perdere. Perché bisogna dire che la tua è una morte politica dimenticando chi era Iaio? O dire solo che eri Iaio e dimenticare tutta quella gente sotto il sole e il vento di Milano con le montagne dietro? Sono qua, seduta su un foglio dove scorre l’inchiostro e mi appare il tuo viso, dolce, allegro. Sono fra mille persone, ognuna è diversa ma ognuna sei tu. Ti vedo in ogni corpo, ti sento in ogni voce, ti cerco in ogni strada. E poi, nellallegria dell’inchiostro ti ritrovo e ti bacio. Adesso il tuo viso non è più trasparente, adesso ti posso accarezzare, il tuo sorriso è caldo e vicino, i tuoi occhi chiusi sono davanti ai miei. Ti ho con me e domani ti porterò, ti rivedrò in ogni viso, ti cercherò altre volte, nellallegria di un sorriso: per poi tornare ad avvolgermi nella felicità di ritrovarti ancora con me. Di te conoscevo solo i sogni, il tuo sorriso, i tuoi libri, avevo visto solo i tuoi grandi occhi e la musica cheavevidentro,non ricordo le tue mani, non so chi amavi, di me non conoscevi niente, non volevo scoprirmi. Solo falsità e come vorrei avere i tuoi pensieri verso un cielo stellato e una luna che ha visto e sentito o verso un selciato sporco e una strada buia.
Puoi sentire quello che non ti ho mai detto?

(bigliettino anonimo lasciato in via Mancinelli, 1978)

Fausto e Iaio erano due ragazzi di 18 anni, due compagni frequentanti il Leoncavallo che da qualche mese lavoravano con altri ad un dossier sullo spaccio di ero a Milano. La sera del 18 Marzo del 1978 per questo vengono assassinati.
Gli inquirenti dichiarano subito che è un regolamento di conti interno alla estrema sinistra o addirittura fra spacciatori. La verità è che sono stati assassinati da un gruppo dei Nar, appartenenti all’estrema destra che a Milano in quegli anni era complice e fida alleata della criminalità organizzata nello spaccio di eroina.
Mauro Brutto è un cronista dell’Unità che con accuratezza inizia ad investigare sul caso non credendo alla versione ufficiale. Il 25 novembre viene assassinato fuori da un bar da una simca 1100 bianca che lo punta.
Le indagini sull’omicidio di Fausto e Iaio si prolungano fino al 6 Dicembre del 2000, quando l’inchiesta che vede come indagati Mario Corsi, Massimo Carminati, Claudio Bracci viene archiviata. Nella conclusione del giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Milano, Clementina Forleo, si legge:

Pur in presenza dei significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva e in particolare degli attuali indagati (Massimo Carminati, Mario Corsi e Claudio Bracci), appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite appunto indiziario di questi elementi, e ciò soprattutto per la natura de relato delle pur rilevanti dichiarazioni. È dunque mancato il coraggio della giustizia e la forza della politica. Forse perché l’omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci conserva ancora oggi qualcosa di indicibile.

Da allora, da quando “Si organizza una manifestazione spontanea. Nessuno accetta etichette di gruppo. Le organizzazioni politiche della Nuova Sinistra offrono il loro appoggio ma promettono che nessuno striscione sarà esposto. Il corteo è scomposto, non ha una testa neppure una coda. E loro entrano dappertutto, e gridano, e urlano a gran voce: <>. Vetrine, macchine, lampioni: tutto viene distrutto in un disordine assordante. Piazzale Loreto, corso Buenos Aires, corso Venezia, Piazza San Babila. E alla fine giù nella grande piazza….piazza Duomo. La manifestazione termina quando Milano dorme ormai da ore. Molti si danno appuntamento davanti alle scuole. Si stenderanno solo per rimediare qualche minuto di riposo. Ma nessuno avrà sogni tranquilli. Quei due corpi sul selciato diventeranno incubi ricorrenti, visioni notturne che cambieranno la vita.” (da Daniele Biacchessi, Fausto e Iaio, 1996), la memoria di Fausto e Iaio è sempre stata ragione di impegno attivo e quotidiano nell’antifascismo e nella lotta contro la criminalità organizzata.

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Dal Welfare a iniziative per il rilancio dell’occupazione

Dal sito del Comune di Monza.
E’ stato sottoscritto dal Sindaco Roberto Scanagatti e dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Monza e Brianza Maurizio Laini, Marco Viganò e Antonio Zurlo, un protocollo d’intesa per rafforzare il ruolo della città quale punto di riferimento per il sistema economico e produttivo territoriale.

Il protocollo, il primo documento di questo genere sottoscritto dal Comune e dalle organizzazioni sindacali, affronta i principali temi che saranno in seguito oggetto di accordi specifici: dal sostegno al welfare, alla promozione degli investimenti di qualità in grado di generare buona e stabile occupazione a Monza, alle politiche di tutela ambientale e territoriale. Cgil, Cisl e Uil hanno subito espresso apprezzamento per l’accordo raggiunto e ritengono importante che questo possa fare da traino per accordi con altri enti locali.

Il governo del territorio – si afferma in sostanza nel protocollo a cui ha lavorato, per il Comune, l’assessore alle Attività produttive Carlo Abbà – deve contribuire a promuovere uno sviluppo economico e di innovazione che si caratterizzino per la qualità delle attività produttive e dei servizi, puntando al rilancio del lavoro inteso anche come valore in sé oltre che fattore di crescita occupazionale, con una particolare attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e al benessere dei propri cittadini.

L’intesa prevede la costituzione di una “cabina di regia”, composta da rappresentanti del Comune e delle sigle sindacali, che si confronteranno sulle scelte strategiche e di indirizzo attraverso tavoli di lavoro riguardanti in particolare il welfare municipale (ad esempio imposte e contrasto all’evasione, politiche socio-sanitarie e abitative, politiche per l’infanzia, scolastiche e per all’integrazione sociale), l’ambiente e la qualità della vita, il bilancio di previsione, a cui annualmente sarà dedicata una sessione di confronto preventivo.

E poi ancora sviluppo economico in particolare puntando su utilizzo e valorizzazione delle aree dismesse, sui rapporti con istituti universitari e della ricerca, sulla programmazione delle infrastrutture, su commercio, artigianato e turismo e sul contrasto all’illegalità. L’accordo sottoscritto non si sovrappone né sostituisce le contrattazioni sindacali tra Comune di Monza e i suoi dipendenti, previste dalla legge e dai contratti collettivi nazionali e decentrati.

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L’ottare sempre

Piccolo excursus storico: qualche anno fa lessi un volume dedicato ad Anna Kuliscioff, il quale riportava anche la raccolta di lettere, messaggi, dichiarazioni dei compagni socialisti di tutta italia alla sua morte. Ad eccezione di quelli di pochi compagni, spesso coloro che sono passati alla storia, vi è un’immagine comune a moltissimi di questi messaggi: quella di “un uomo nel corpo di una donna”, di “una donna dal carattere e dalle qualità maschili”, come massimo complimento. Scritto da compagni socialisti che avevano sinceramente amato e stimato la Kuliscioff. Fosse potuta risorgere un solo giorno, lei lo avrebbe probabilmente impiegato per strozzarli tutti. Non avevano capito nulla della lotta quotidiana che aveva impiegato per scardinare il monopolio dell’uomo.
Vedere la donna secondo i parametri maschili, sopratutto vedere la donna in funzione dell’uomo, è un atteggiamento sommessamente implicito in molti ragionamenti ed atteggiamenti più o meno consapevoli di noi uomini; è un atteggiamento a cui anche chi si dimostra per pensiero e attività più impegnato nella lotta per la liberazione femminile talvolta inconsciamente cede per poi repentinamente accorgersene; perché, fondamentalmente, è uno dei frame fondamentali della cultura occidentale, che ci piaccia o meno.
La battaglia per il riconoscimento del femminicidio come fenomeno sociale peculiare, nonché per l’introduzione dello stesso termine nel linguaggio quotidiano, è fondamentale perché isola con precisione chirurgica la manifestazione ultima di questo frame della donna come mera funzionalità maschile, ovvero l’uccisione della donna “in quanto donna“, e ne testimonia la gravità con la precisione di ciò che può essere contato (pure se molti rischiano di non venire mai alla luce).
Le battaglie più difficili come è noto sono quelle culturali, perché non basterà una legge sul femminicidio (sperando che venga fatta!) per risolverne il problema o eliminare la discriminazione di genere.
La disparità di genere si nota negli atteggiamenti inconsci quotidiani più banali: come il razzismo sarà più estraneo alla cultura occidentale solo quando non avremo l’istinto di dare alla persona di colore del tu invece che del lei, così per la questione di genere: Il maschio-centrismo ugualmente potrà aver fine soltanto quando non accadranno più eventi e fenomeni terribilmente quotidiani: quando nelle pubblicità dei prodotti di pulizia il protagonista non sarà più sempre una donna, e nelle pubblicità di automobili non sarà più sempre un uomo a guidarle; quando non vi sarà un’evidente disparità nei criteri di selezione di conduttori televisivi maschi e femmine; quando una donna disporrà del libero impiego del proprio corpo senza ripercussioni sociali; quando non ci sarà più bisogno delle quote rosa; quando…quando…quando…
Nel mentre, l’ottiamo sempre.

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il Comune di Monza è Creative Commons!

Altra ottima notizia: a seguito della mozione presentata da Sinistra Ecologia Libertà in Consiglio Comunale a Monza, e dopo la sua approvazione in consiglio a Gennaio, da questi giorni il sito del Comune di Monza è sotto licenza Creative Commons

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Unioni Civili a Monza. Finalmente.

Il 27 Febbraio in Consiglio Comunale è stata approvata una mozione che impegna la giunta ad istituire il registro per le Unioni Civili a Monza. La mozione è stata stesa da Sinistra Ecologia Libertà, che la ha però voluta aprire alle firme di tutti i consiglieri, di maggioranza e minoranza, che condividessero il tema: lo straordinario risultato è stato che questa mozione è arrivata in Consiglio con le firme di 18 Consiglieri, di cui 3 di minoranza.
Come Sinistra Ecologia Libertà vogliamo ripartire da qui: dopo questa campagna elettorale, dopo queste elezioni, è da un gesto semplice ma straordinario che intendiamo ridare senso al nostro impegno politico quotidiano, al progetto politico di Sel.
Siamo la prima città in provincia di Monza e Brianza ad approvare il registro per le unioni civili, a garantire diritti a persone che fino ad oggi se li son visti negare.
Permetteteci in questo un ringraziamento particolare all’associazione Meladailabrianza, la prima associazione lgbtqi della Brianza che esiste da solo un anno ma che in così poco tempo è riuscita a creare una realtà di riferimento e una forte sensibilità culturale verso il tema dell’omosessualità in Brianza; è anche grazie a loro, grazie ai loro continuo lavoro culturale, se questa mozione è stata approvata.
Garantire diritti veri ad individui e lanciare un forte messaggio politico, alla società ed al governo: queste le due anime di questa mozione.
Abbiamo inteso ridare la dignità di uomini pieni a persone che fino ad oggi sono stati considerati solo uomini a metà.
Non sappiamo quante coppie a Monza si iscriveranno al registro, se sarà un successo come a Milano, dove in 5 mesi già 500 coppie si sono iscritte, o se sarà un successo più contenuto: ma le battaglie per i diritti hanno il proprio valore in se stesse, non nella quantità di chi ne usufruisce: ogni discriminazione è ugualmente odiosa se viene subita da una o da migliaia di persone.
Siamo altrettanto consapevoli che i diritti che noi possiamo garantire si limitano all’ambito comunale: è chiaro che per Sel questo è il primo tassello di una battaglia che deve culminare con l’approvazione in parlamento di una legge per le Unioni Civili, per il Matrimonio omosessuale, per il diritto all’omogenitorialità. Speriamo che nei prossimi mesi il prossimo governo se ne occupi.

Alessandro Gerosa – Consigliere Comunale

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Le Unioni Civili a Monza per ripartire, domani.

Aspetto di avere il tempo materiale per riflettere seriamente su queste elezioni e tentarne un’analisi.
Nel frattempo lancio un appello a tutto il popolo del centro-sinistra, a tutti i cittadini monzesi: domani in Consiglio Comunale, all’ordine del giorno vi sarà la discussione e votazione sulla Mozione per il registro delle Unioni Civili a Monza; vorrei che fosse una boccata d’aria fresca nel clima asfissiante di questi giorni, vorrei che fosse l’occasione per gridare che noi ci siamo, rifletteremo sui nostri errori ma non smetteremo mai di lottare e di ottenere conquiste e diritti; vorrei che fosse un momento di gioia per il centro-sinistra e la nostra città e di poterlo festeggiare assieme, perché no, a tanti cittadini fra il pubblico.
Appuntamento a domani, per il consiglio comunale, come sempre dalle 18.30, 2° piano del palazzo del Comune.

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I giovani e la Politica attiva…in Acropolis!

Domenica 10 Febbraio in un luogo significativo come l’Arci Acropolis di Vimercate, dalle 17 alcuni giovani candidati a queste elezioni e alcuni giovani amministratori formeranno un insolito “think tank” per discutere in una tavola rotonda di politiche giovanili e del ruolo dei giovani nella politica e nelle principali battaglie del nostro tempo.
Fra i tanti nomi, se l’influenza che mi attanaglia mi farà la cortesia di sparire, vi sarà anche il mio.
A prescindere, un appuntamento molto interessante per chi si interessi del tema o per chi ne sia anche solo incuriosito.

arci

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Facciamoci del male!

Ieri è stato il giorno della proposta sciocc[a] di Berlusconi: dopo “aboliremo l’Ici” del 2008, “rimborseremo l’Imu” del 2013; non un grande sforzo di originalità. Oggi il rilancio sul condono tombale.
E via tutte le restanti forze politiche a cadere nella tela del ragno Berlusconi: ieri ed oggi [quasi] tutti i leader (ma anche i militanti) a sbizzarrirsi su chi trovava la risposta più sagace, lo sberleffo più ridicolizzante. E i programmi? E i progetti, le prospettive, i nodi fondamentali della campagna elettorale dove sono? Sprofondati in un fiume carsico.
Facciamoci del male, insomma: Berlusconi spara la prima cazzata che gli passa per la mente, e invece di liquidare la sua sparata come tale e incalzarlo sul progetto per il paese, gli si va dietro.
L’ennesima applicazione della strategia politica della caciara: il centro-sinistra possiede una visione, o perlomeno possiede più visioni che potranno più o meno diversamente meticciarsi; il centro-destra un reale progetto di governo credibile non lo possiede. La teoria della caciara è la risposta ideale a tale mancanza, di cui Berlusconi è perfettamente consapevole: se il dibattito si sposta su quanto più il Cavaliere sa fare, ovvero spettacolo, creazione di infotainment, allora i rapporti di forza si invertono, il Cavaliere diventa il protagonista indiscusso, brillante ed incalzante, e gli altri inseguono, si limitano a rispondere, con il fiato sempre più corto. Il contrario di quanto accadrebbe se il dibatttito fosse sul futuro del paese, il contrario di quanto esalterebbe la forza della coalizione di centro-sinistra.
Amen.

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La credibilità? E quante divisioni ha?

Ogni estate ha i suoi tormentoni, e così ogni stagione politica: la “breve ma intensa” stagione politica montiana ci consegnerà il tormentone della credibilità (meglio della sua riacquisizione): simbolo della cesura fra il circense governo Berlusconiano e l’austero governo Montiano. Anche, e forse paradossalmente sopratutto, dai suoi detrattori: quante volte le critiche al governo Monti hanno avuto come premessa “Certo, ci ha fatto riguadagnare credibilità davanti all’Europa, però…”; ad indicare insomma una positività certa e inconfutabile (relativamente a quel campo).
Ora, che questa riacquisizione effettivamente ci sia stata è vero, e d’altra parte la non-credibilità europea di Berlusconi sembra una precisa scelta di marketing del cavaliere. Le due domande che mi pongo, e che invito a porre, sono però altre: Quanto guadagno comporta in termini concreti la credibilità (1)? E guadagno per chi (2)?
(1) “Il Papa? E quante divisioni ha?” Così rispondeva provocatoriamente Stalin al ministro Francese che gli consigliava di guadagnarsi il favore del Papato; la frase (originariamente di Federico II di Prussia), è passata alla storia come una delle migliori sintesi della RealPolitik. E allora è ugualmente lecito domandarsi, nel contesto politico italiano contemporane(issim)o: “Quante divisioni ha la credibilità”?
La credibilità internazionale, è in sostanza la percezione dell’affidabilità di un paese da parte degli altri paesi. Se sono credibile, gli altri stati avranno fiducia nelle mie promesse, nei miei intenti politici dichiarati, etcetera.
La credibilità dunque ha un proprio ruolo, in particolare all’interno di organizzazioni internazionali come l’Ue e l’Onu, dove le interdipendenze reciproche sono elevate, ma ha un limite evidente: un paese credibile, ma debole, rimane un paese debole; un paese poco credibile, ma forte/egemone, rimane forte/egemone.
Se vi è una relazione fra credibiità e potere, questa è limitata ad alcuni campi e certamente non è direttamente proporzionale. Nessuno ipotizzerebbe che uno scandalo sessuale negli Stati Uniti possa portare ad una variazione del proprio ruolo egemone, come nessuno ipotizzerebbe che un Principe particolarmente credibile del principato di Monaco possa mutare sensibilmente la sua rilevanza. Putin non risponde propriamente all’identikit del Presidente credibile e illibato da scandali, ma sfido a sostenere che questo abbia influenzato realmente la rilevanza regionale/internazionale della Federazione Russa.
Altri generi di credibilità possono avere conseguenze rilevanti, quali ad esempio la credibilità della promessa di difesa di uno stato protettore su uno stato protetto, ma è altra credibilità da quella che interessa il binomio Berlusconi-Monti.
(2) La credibilità non è un concetto astratto, è un concetto relazionale e valido solo se immerso nel reale: io sono credibile grazie a qualcosa agli occhi di qualcuno.
Allora, grazie a quali politiche/indirizzi Monti è credibile davanti a chi? Se la risposta sono le politiche di austerity (corrispettivo economico della austerità nei costumi), agli occhi degli organi e attori politici europei che la propugnano (oggi ancora dominanti anche se si avvertono i primi scricchiolii), possiamo dire, da una prospettiva di sinistra, che è una credibilità di cui faremmo volentieri a meno.
Do you remember Grecia? Nelle elezioni in Grecia del giugno 2012, vinte da Νέα Δημοκρατία, un ruolo fondamentale nella vittoria contro ΣΥΡΙΖΑ lo ha avuto il mantra della “credibilità” delle ricette economiche proposte da Νέα Δημοκρατία agli occhi dell’Europa, recitato dal partito di centro-destra e dagli stessi vertici Europei!
Insomma: se tutto ciò che di positivo che ci ha lasciato il governo Monti è la credibilità, si può dire a mio parere che è una ben magra consolazione.

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Con Don Gallo all’ISA

La sala è quella dell’Isa di Monza. L’occasione è un incontro all’interno di un percorso organizzato dall’istituto d’arte sul tema della legalità. L’ospite è una di quelle figure che realmente possono far compiere una riflessione adeguata e fuori dagli schemi sul tema della legalità: Don Gallo.
L’incontro è un vero e proprio monologo del prete genovese, che spazia ovunque, ma soprattutto sulla sua chiesa (che non vuole sia un’altra chiesa, ma una chiesa altra, come ama ripetere) e sulle sue esperienze di vita, più qualche (numerosa) riflessione sulla situazione politica attuale.
La prima particolarità di cui si rimane colpiti è la capacità tutta peculiare ed insolita di coniugare temi e tesi tipiche della cultura altermondista e movimentista, con l’intera “cassetta degli attrezzi” ecclesiastica, composta da gestualità accentuate, movenze plastiche, toni di voce continuamente modulati, ma anche da parabole e giaculatorie. Per chi come me è abituato ai contenuti ma non ai mezzi comunicativi, il risultato è certamente inusuale ma di forte impatto.
Così la giaculatoria declamata è “Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra forza” (no, mi rifiuto di scrivere di chi sia, se non la riconoscete per penitenza la dovete cercare su Google).
Il racconto di un corteo del ’68 con Mario Capanna diventa una parabola evangelica: ad un manifestante in corteo, che esasperato dalle botte si lamentava con Capanna che il potere è forte, Mario rispondeva “No! Il potere non è forte, è fortissimo! E’ fortissimo perché noi rimaniamo chini, piegati verso terra […]”; ora, non so se Capanna abbia effettivamente pronunciato quelle parole, e non è neppure il fulcro del discorso: l’esperienza si fa parabola, con personaggi del tutto insoliti.
Anche le barzellette, impiegate particolarmente per deridere quanto nella chiesa Don Gallo combatte, seguono la struttura di una parabola: il conservatorissimo Giuseppe Siri, uno dei cardinali succedutisi a Genova durante il servizio di Don Gallo, finisce al centro di una barzelletta dove, trovandosi in paradiso, il Papa vede il cardinale Siri giocare da solo a pallone, cerca di salutarlo ma non ottiene risposta, al ché viene in suo soccorso San Pietro: “E’ convinto di essere in paradiso solo lui”, gli spiega. Così la barzelletta si fa parabola, la parabola si fa strumento di satira per riformare la chiesa.
Tanti sono i ricordi a succedersi: il vecchio ed austero salesiano che gli predice il futuro “Tu non sarai mai papa, con il tuo nome!” (Papa Gallo, pappagallo), che Don Gallo impiega per spiegare sarcasticamentela sua carriera fermatasi al titolo di “Vicario Parrocchiale”; le non nascoste antipatie per il “pastore tedesco” (Ratzinger), con il ricordo di papa Giovanni XIII a fare da controaltare; il racconto di come, interrogato da uno dei vescovi di Genova sui propri santi maggiormente venerati, esprimesse la sua predilezione per “i sette santi”, che con stupore del Vescovo si rivelavano però essere non già i sette santi fondatori dell’ordine dei servi della beata maria vergine, ma “i sette santi di Reggio Emilia” (anche qui, mi rifiuto di spiegare chi siano, se non lo sapete penitenziagite tramite google); il g8 e Piazza Alimonda; gli infiniti litigi e duelli con propri superiori ed eguali in Santa Romana Chiesa. Ma anche molte feroci e appassionate considerazioni politiche: lo sfruttamento del mondo da parte dell’occidente, un altro modello di sviluppo, la lotta No Tav, la vergogna dell’immigrazione, la condizione dei carcerati italiani, la legalizzazione delle droghe leggere, la parificazione sessuale delle donne, la riforma della chiesa.
Finito l’intervento/comizio, mentre gran parte della gente, me compreso, si dirigeva verso il luogo ospitante la cena, Don Gallo si sarebbe trattenuto per firmare ogni singolo libro che gli sia stato presentato: una fortuna per tutti coloro che avevano acquistato un suo libro al momento o che lo avevano portato da casa (ed una sfortuna per chi doveva aspettare la cena, graziato fortunatamente da un’ampia serie di stuzzichino ed antipasti!).
Ed è proprio la cena con Don Andrea Gallo, forse, ad essere il momento ancora più interessante della giornata; forse proprio perché, avendo avuto l’occasione straordinaria di sedermi vicino a lui ed ascoltare così i suoi dialoghi, si ritrova una dimensione ancora più autentica e non più mediata da quella “cassetta degli attrezzi” di cui sopra, e allora più che mai realizzi di avere di fronte a te una immensa fonte storica, capace di spaziare per ogni argomento. Molto tempo dedicherà, sollecitato da Rosario Montalbano, a parlare del grande Faber, di cui è stato uno degli amici più cari: una frase detta poco prima che morisse “Sai perché ti sono amico? Perché anche se sei prete non mi vuoi per forza mandare in paradiso”; il rapporto molto profondo rimasto con Dori Ghezzi e con Cristiano, senza nascondere anche gli aspetti più duri e meno eroici del cantautore, lui che come pochi altri poteva capire il senso delle sue canzoni, avulso dallo sciatto buonismo perbenista che avvolge oggi De André. Ricordi e anche e sopratutto discussioni sulla sua lotta per una “chiesa altra”, ricordi di altri presbiteri impegnati come lui, ma anche spunti teologici molto interessanti, come la questione del ruolo delle donne all’interno della chiesa. In chiusura, c’è anche spazio per il “dubbio” sulla morte di papa Luciani, fra la testimonianza diretta di un amico regista che, provando ad indagare nel suo paese natale, era stato prontamente “gentilmente invitato” ad andarsene dalle forze dell’ordine (?!).
Anche una chicca quando scopre che sono di Sel (dopo avermi fatto i complimenti per la mozione per la distribuzione di preservativi nelle scuole): “Sai che Vendola è un mio pupillo? L’ho conosciuto trent’anni fa, da Costanzo, quando era giovane e sconosciuto. Mi piacque subito. E’ sempre stato molto religioso, ed era molto legato a Don Tonino Bello, il Vescovo di Terlizzi, con cui ne parlai anche molto bene.”